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PAOLA RICCI

La visione artistica di Paola Ricci

Come scritto nel testo originale del Filo arboreo (l’opera di Paola Ricci in Irlanda 2006), io lavoro
sulla linea, come un segno, disegno, scultura e pensiero. La linea non è il disegno, per quanto può
sembrare a prima vista, ma la definizione del contorno spazio. La linea segna il confine tra senso e
significato, ciò che segna la visione non è sempre visto, segna ciò che è di là dell’area contrassegnata.
La linea richiama il territorio di cui è circondato.
Pertanto, la sovrapposizione di diverse linee crea la massa che segna lo spazio che si vede se non vi era
alcuna linea.

Nella filosofia greca:

La meteorologia greca cerca di descrivere l’incerto movimento del cielo in un tentativo di esporre la
rarefazione degli organismi come la gran differenza tra i corpi solidi, il materiale, e ciò che si avvicina
alla delicatezza del vento che soffia all’inesistente.
Essi cercarono con l’immaginazione ciò che fu nascosto nella naturalità, che è caratteristica e sfuggente
nello stesso tempo. Sappiamo che per alcuni presocratici l’anima corrisponde all’esperienza di un
organismo la cui materia è talmente eterea che la sua spiegazione non può essere paragonata all’aria.
Il respiro è l’ultima cosa che lascia il corpo.
Per i greci, vi era chiaramente uno stretto rapporto tra l’aria, il vuoto e l’infinito, sia perché l’anima è
stata considerata come una particella così eterea che evapora nella morte, o semplicemente perché l’aria
fino all’orizzonte rappresentato per quanto l’occhio può vedere.
Questi aspetti sono meglio compresi se si pensa di porre l’arte come ai bordi e che le sue dichiarazioni,
perché si affacciano verso l’eccentrica, forniscono gli indizi di ciò che è nascosto.

La cultura occidentale considera il mondo come un insieme d’oggetti, mentre il pensiero cinese intende
il mondo come emanazione di un soffio vitale, di un’energia (qi) che si sviluppa su diversi piani di
condensazione, più o meno visibili: la roccia è (qi) concentrato, la nuvola è un (qi) rarefatto.
Un artista la cui anima è la massa della scultura.
1 La Conoscenza passa attraverso la conoscenza sensibile.
Una base su cui si fonda il sapere è la conoscenza del sensibile.
Lo spazio normalmente lo percepiamo come pieno, ma nell’essere sentito
come vuoto che noi percepiamo il sensibile dello spazio.
2 Lo spazio è teoricamente vuoto, infinito e cresce di dimensione.
Si sono venuti a creare Universi che hanno contenuto lo spazio.
Ho lavorato per sentire lo spazio come vuoto e l’occhio guarda attraverso
una successione di punti e poi di linee che galleggiano nell’aria,
la nostra parte sensibile li individua e li proietta nell’aria come spazio proiettivo.
Così il nostro occhio è come un punto nello spazio e ogni cosa che esso interseca
o traccia diventa sempre un punto che aggiunge agli altri creando linee sensibili.
3 La scultura diventa la possibilità di disegnare l’aria o gli spazi vuoti.
La linea che prende vita segna il limite tra i diversi significati, segna quello
che la vista non sempre vede, segna ciò che sta al di là dello spazio marcato.
La linea diventa massa e disegna il territorio di cui è circondata.
Così la sovrapposizione di diverse linee crea la massa, che segna lo spazio

che non vedremmo se non ci fosse il disegno della linea.
La mia ricerca artistica è partita dal segno bidimensionale sulla carta o sulle tele.
Poi le carte disegnate si sono mosse e sono diventate tridimensionali.
La linea segue i movimenti della mano e sono entrati nell’immagine, nel volume
per potermi muovere dentro. Il segno e cerca il volume della linea nell’aria, e il segno
diventa filo metallico che si muove nella memoria dei gesti, lì concede altra vita e i gesti
parlano con lo spazio esterno del naturale con lo spazio ideato dall’uomo.

 

Paola Ricci © Ottobre 2011